Categoria: Approfondimenti

Acqua in bocca!

“In tutto l’universo non vi è nulla di più morbido e debole dell’acqua. Ma nulla le è pari nel suo modo di opporsi a ciò che è duro. Nulla può modificare l’acqua. Che la debolezza vinca la forza, che la morbidezza vinca la durezza ognuno sulla terra lo sa, ma nessuno è in grado di fare altrettanto”. (Lao Tzu)

Nessuna forma di vita è possibile in assenza di acqua.

Il ruolo dell'acqua nella nostra salute

Il corpo umano è costituito per un buon 60% di acqua: l’acqua intracellulare, che serve alla sopravvivenza delle cellule, ed extracellulare, che costituisce il plasma, la linfa, il liquido interstiziale e il liquor, ovvero il fluido che avvolge il cervello e il midollo spinale proteggendoli dai traumi, come una sorta di cuscinetto, evitando lesioni al sistema nervoso centrale.

Dal punto di vista chimico-fisico l’acqua è un efficace solvente. Questo significa che riesce a diluire efficacemente le sostanze nocive con le quali entra in contatto e a trasportare quelle benefiche all’interno del nostro corpo velocemente.

L’acqua inoltre ha una componente minerale, possiede cioè dei minerali in essa disciolti che provengono dal contatto con le rocce con cui le falde e le sorgenti vengono a contatto. Tale peculiarità dell’acqua è fondamentale nel mantenimento dell’equilibrio elettrolitico del nostro organismo: alcuni minerali infatti sono importanti elettroliti, componenti che consentono la trasmissione nervosa e muscolare, che mantengono l’equilibrio acido-base e idrico del sistema. Tra questi sodio, potassio e calcio svolgono ruoli particolarmente importanti.

Ultimo, ma non certo meno importante, è il potere depurativo dell’acqua. Essa infatti riesce a trasportare ed “eliminare” le tossine dal nostro corpo attraverso gli organi adibiti alla depurazione – come fegato, reni, pelle – che le filtrano e ne facilitano poi l’espulsione, ad esempio attraverso le urine o il sudore.

Fabbisogno idrico giornaliero

Il fabbisogno giornaliero di acqua varia in base a diversi fattori: l’età, il sesso, l’attività fisica, la quantità e il tipo di cibo introdotto, oltre ovviamente a particolari stati di salute o predisposizioni fisiologiche. Generalizzando, per mantenere un equilibrio idrico si è stimato che servirebbe introdurre acqua in un rapporto pari a 1ml per caloria ingerita.  Mediamente è buona norma bere 1,5/2 litri di acqua al giorno – equivalenti a 8/10 bicchieri distribuiti nell’arco della giornata – per un adulto non sportivo, sano e con una corretta alimentazione.

I bambini hanno una dispersione di acqua maggiore e quindi necessitano di un apporto idrico in più e più frequente rispetto agli adulti. Gli anziani con l’avanzare dell’età perdono progressivamente la capacità di trattenere i liquidi e si riduce lo stimolo della sete esponendoli maggiormente al rischio di disidratazione. Buona parte dei casi di stitichezza cronica nell’anziano sono dovuti a un insufficiente apporto di liquidi piuttosto che a una carenza di fibre.

Nelle donne in gravidanza e durante l’allattamento il fabbisogno idrico giornaliero pure aumenta per incremento del volume plasmatico e per la produzione di latte nel puerperio: almeno 12 bicchieri d’acqua al giorno sono richiesti.

È una buona norma di comportamento urinare sempre quando ne sentiamo necessità per prevenire che i residui tossici si riassorbano nel sangue.

Durante un’attività sportiva, il corpo innalza la temperatura, produce maggiormente cortisolo e a livello muscolare libera acido lattico. Pertanto l’apporto idrico prima e dopo l’attività sportiva assicura un adeguato ripristino dell’equilibrio.

L' Acqua e le Donne

Quando nella donna l’elemento acqua non è equilibrato, la donna diventa emotiva e mentalmente confusa.

Curarsi con l'acqua

L’acqua non cura le malattie, ma aiuta l’organismo a difendersi e a mantenere l’omeostasi cellulare. 

Bere acqua aiuta a ridurre la pressione del sangue in caso di ipertensione, poiché stimola la diuresi attraverso la quale il corpo elimina il sodio in eccesso; favorisce la regolarità intestinale, poiché un giusto apporto di liquidi contribuisce alla formazione di feci più morbide evitando il rischio di stitichezza; depura fegato e reni; migliora l’elasticità e il tono dei tessuti e dei muscoli aumentandone il volume; diminuisce la viscosità del sangue rendendolo più fluido; aiuta a mantenere la temperatura corporea attraverso la sudorazione.

L’acqua è legata dall’acido ialuronico che compone la nostra pelle, pertanto un’adeguata idratazione ha un effetto antiage per la pelle, la rende più tonica, fresca e meno impura.

Segni di scarsa idratazione o di ritenzione idrica possono essere borse sotto gli occhi, senso di “pelle che tira” gonfiore agli arti inferiori, capelli secchi e disidratati. In tutti questi casi è utile aumentare l’assunzione di acqua.

In quali casi è importante bere molto

Abbiamo visto che i bambini, gli anziani, le donne in gravidanza e allattamento hanno un bisogno più elevato di liquidi. Ma ci sono anche altre situazioni nelle quali il nostro corpo necessita di un apporto idrico maggiore. Questo avviene soprattutto in condizioni anomale, non quotidiane, nelle quali la dispersione e la perdita di liquidi è particolarmente rapida o molto cospicua: è il caso di febbre altavomitodiarrea, ma anche di sindrome da raffreddamento, tosse, sinusite a causa delle quali si riduce la nostra predisposizione a bere e aumenta la dispersione dei liquidi corporei a mezzo delle secrezioni.

L'acqua un bene prezioso

In quanto elemento prezioso e indispensabile per la nostra salute, l’acqua merita tutta la nostra tutela e attenzione. Compromettendo l’equilibrio idrico del pianeta, il cambiamento climatico globale sta minando le basi della vita stessa che non può esistere senza acqua.

La Giornata Mondiale dell’Acqua (in inglese: World Water Day) è una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, e si tiene il 22 marzo di ogni anno.

Vaccinazioni e omeopatia

Una premessa importante

Questo articolo non parlerà di cosa ci sia nei vaccini, né dirà  se è giusto o sbagliato farli.

La scelta di vaccinarsi o meno dovrebbe essere consapevole e libera.

Consapevole perché una buona norma di comportamento è rivolgersi a una persona esperta di cui si abbia piena fiducia.  Non a un’autorità, bensì qualcuno che ci conosca bene e che conosca approfonditamente il nostro stato di salute.

Valutare insieme quale siano i rischi e i benefici della nostra scelta.

Libera scelta perché faremo del bene alla società solo se in primis faremo del bene a noi stessi.

Questo articolo non è nemmeno destinato a chi non “crede” all’omeopatia e alle terapie naturali. L’omeopatia non è una fede o una religione, bensì una scelta per la propria cura e per il proprio benessere che non si è mai voluta sostituire alla medicina allopatica tradizionale, ma che, fin dalla sua nascita, si è proposta sempre di supportare e integrare la medicina tradizionale là dove questa rileva delle carenze.

Nelle questioni vaccinali, qualsiasi esse siano, vaccinazioni pediatriche e/o condotte nell’età adulta, l’omeopatia può essere uno strumento capace di aiutarci con fermezza e sicurezza ad arrestare gli effetti collaterali da vaccino. Ripulisce il nostro sistema dai metalli pesanti e dalle molecole “in più” che costituiscono gli eccipienti e che possono alterare temporaneamente l’equilibrio del nostro sistema. Gravi reazioni o effetti collaterali dovuti a allergie o a sensibilità individuali non si possono escludere a priori in nessuna terapia farmacologica e pertanto nemmeno nel caso delle vaccinazioni. È questo il motivo per cui, come scrivevo all’inizio, è importante valutare con un professionista della salute di fiducia la propria personalissima condizione.

Qualsiasi farmaco che assumiamo, sia esso un banalissimo sciroppo per la tosse, una compressa per abbassare la pressione del sangue o un vaccino, scatena una reazione più o meno violenta nel nostro organismo. In tutti i modi il nostro sistema si adopererà per annientare questo insieme di sostanze che sono percepite come estranee, “non-self” e a eliminarle attraverso gli organi preposti. Anche un rimedio naturale, come una tisana lassativa o delle gocce per dormire a base di erbe, ha questo destino. Anche i rimedi naturali possono essere fonte di gravi reazioni avverse.

Fatta questa lunga, ma importante premessa possiamo quindi affermare che tutto ciò che aiuta il nostro organismo a depurarsi e a liberarsi dai prodotti di scarto e dalle tossine, provenienti dalla nostra alimentazione e dal metabolismo dei farmaci che assumiamo per curarci o per proteggerci, è un valido strumento di supporto alla nostra salute. L’omeopatia in questo senso può essere un utile opportunità. 

 

Sulfur & Thuya: due rimedi omeopatici di supporto

Quali sono dunque i rimedi omeopatici che possono supportarci a affrontare una vaccinazione?

Sulfur 200 CH globuli prima della vaccinazione

Thuya 200 CH globuli dopo la vaccinazione

Sulfur 200 CH Globuli è un rimedio omeopatico confezionato sotto forma di dose unica da assumere il giorno prima della vaccinazione direttamente sotto la lingua, tutto il contenuto del tubetto.

Si tratta di un rimedio di derivazione minerale: è lo zolfo sublimato e lavato in diluizione omeopatica.

Lo zolfo diluito e dinamizzato omeopaticamente:

  • influenza favorevolmente un gran numero di manifestazioni subacute o croniche.
  • contribuisce a regolare la circolazione sanguigna arteriosa e venosa
  • possiede una elevata efficacia nell’eliminare le tossine dal nostro corpo, favorendo la detossificazione epatica

Thuya 200 CH globuli è un rimedio omeopatico confezionato sotto forma di dose unica da assumere dopo la vaccinazione direttamente sotto la lingua, tutto il contenuto del tubetto.

Thuya occidentalis L. è “l’albero della vita” molto diffuso in Canada e America del Nord. Il rimedio omeopatico si ricava dalla tintura madre diluita e dinamizzata omeopaticamente.

Thuya è un rimedio omeopatico che agisce sulla cute, sulle mucose, sul sistema linfatico, sul sistema reticoloendoteliale, sugli organi genitourinari e a livello del sistema nervoso centrale. 

La peculiarità di Thuya ad avere effetti positivi sugli organi linfatici e sul tessuto reticoloendoteliale, che svolgono un ruolo essenziale in tutti i processi di difesa dell’organismo, la fa diventare un rimedio d’elezione in tutti i casi di deficit immunitari, quali ad esempio:

  • iniezioni di proteine estranee (vaccini, sieri, ecc.)
  • inquinamento industriale, agroalimentare, ecc.
  • chemioterapie prolungate o ripetute
  • infezioni recidivanti
  • stress ripetuti

Consultare un professionista qualificato in omeopatia per scegliere la diluizione opportuna per ciascuno dei casi sopra riportati.

I globuli non vanno toccati con le mani, bensì il contenuto dell’intero tubetto va versato sotto la lingua e lasciato sciogliersi in bocca. Non hanno effetti collaterali e possono essere utilizzati anche in situazioni particolari come l’infanzia, la gravidanza e l’allattamento. È tuttavia sempre buona norma chiedere consiglio al medico o al farmacista.organismo

Buone norme di comportamento dopo un trattamento farmacologico e/o una vaccinazione

Altre buone norme che contribuiscono a aiutare l’organismo dopo un trattamento farmacologico, qualsiasi esso sia, sono:

  • bere molta acqua: quando le tossine vengono eliminate dal corpo, devono essere scaricate. La funzione renale completa dipende dall’avere abbastanza acqua nell’organismo. Evitare soda, latticini e succhi di frutta industriali e incoraggiare a bere molta acqua durante tutto il giorno. 
  • supportare il sistema linfatico. Il sistema linfatico è l’equipaggio di pulizia del corpo e stimolarlo aiuta a rimuovere gli sprechi di cellule, le proteine, i liquidi in eccesso, i virus e i batteri intrappolati nei linfonodi. Nel Kundalini Yoga ad esempio esistono specifiche sequenze dedicate al benessere del sistema linfatico: chiedi informazioni a un insegnante qualificato.
  • Il modo migliore per contrastare gli effetti nocivi di un farmaco è attraverso il cibo. Assumere almeno 2-3 centrifughe, estratti o spremute al giorno durante una detossicazione, oltre ai pasti normali.  Cercate di includere cibi come broccoli, cavolo nero e cavolo verde, radicchio, rape, aglio, cipolle. La curcuma, lo zenzero sono preziosissimi.

Il più alto ideale di cura è il ripristino rapido, dolce e permanente della salute, o rimozione e annientamento della malattia nella sua intera estensione, nel modo più breve, più affidabile e più innocuo, su principi facilmente comprensibili“. Samuel Hahnemann (Meißen, 10 aprile 1755 – Parigi, 2 luglio 1843), medico tedesco fondatore dell’omeopatia

Dott.ssa Giovanna VendraminFarmacista specializzata in terapie naturali

Alimentazione: fonte di energia vitale e di longevità

Valter Longo, nel suo libro “La dieta della longevità” scrive: “Tutti conosciamo l’espressione “Siamo quello che mangiamo”, ma per i più questo significa semplicemente che non dovremmo mangiare cose particolarmente dannose. Invece, ogni cosa che mangiamo, anche quelle apparentemente sane come la carne di pollo, possono essere dannose se associate a un alto consumo di proteine giornaliere o se contenenti ormoni o antibiotici. Quindi molte cose che mangiamo e quando lo facciamo possono avere una influenza determinante sul nostro aspetto e sul nostro benessere, su quanto a lungo dormiamo la notte e sulla possibilità per una donna di rimanere incinta o meno o di un uomo di sviluppare un tumore. Da ciò che mangiamo dipende se il nostro cervello userà glucosio o corpi chetonici per ottenere energia, se rimarremo snelli o diventeremo obesi… Benché sia importante mantenere un’alimentazione che ci dia piacere, è altrettanto determinante eliminare o ridurre al minimo i nutrienti che possono farci ammalare e soffrire, incrementando invece l’assunzione di nutrienti e di uno stile di vita in grado di farci vivere più a lungo, in buona salute e felici … farmaci e trattamenti più aggressivi dovrebbero essere usati solo quando gli interventi naturali non sono sufficienti”(1).

Nell’antichità, prima dello sviluppo della scienza moderna, il cibo era considerato una medicina. Non costituiva semplicemente uno strumento per soddisfare un bisogno, bensì le qualità sottili degli alimenti e delle erbe erano utilizzate per purificare, correggere e curare. Per avere un corpo sano e una mente calma ed equilibrata, abbiamo bisogno di cibo con le stesse caratteristiche e di preparalo in modo da preservare tali proprietà.

Gli alimenti sono fonte di Prana

Ogni pianta, cereale o coltura agricola, come ogni animale sulla Terra, ha bisogno per crescere della relazione col Sole e molte tradizioni culturali o filosofiche hanno visto nel cibo la presenza di questa energia definendola nei modi più disparati. La tradizione Yogi riconosce ad esempio la presenza di un’energia chiamata prana in ogni alimento. Se un alimento è coltivato bene, preparato in modo corretto, può aiutare a trasmettere quella energia di cui ogni essere vivente ha bisogno, l’energia pranica infusa dal Sole, simbolo per eccellenza di salute e immortalità. Sono ricchi di prana gli alimenti freschi e gli ortaggi coltivati con metodi naturali, mentre alimenti surgelati e inorganici oppure ortaggi coltivati artificialmente hanno una scarsa forza pranica.

Le qualità dei vegetali sono determinate dal rapporto tra la distanza dal sole e la crescita nella terra

La dipendenza degli alimenti dall’energia del sole è sottolineata da una classificazione yogica che distingue i cibi in funzione della distanza dal Sole in cui crescono.

Sun foods ~ i cibi del Sole crescono a più di 90 cm da terra, assorbono il massimo dall’energia del sole e il minimo dalla terra. Elevano la coscienza, hanno un effetto illuminante sul corpo e sul sistema nervoso. Esempi: frutta, avocado, datteri, noci di cocco.

Ground foods ~ i cibi del terreno crescono entro 90 cm da terra prendono più dalla terra che dal sole. Sono ricchi di nutrienti e hanno un grande effetto depurativo. Esempi: legumi, riso, pane e verdure verdi

Earth foods ~ i cibi del Terra crescono sotto la terra e prendono tutta l’energia dalla terra e indirettamente dal sole. Hanno proprietà curative. Esempi: tutte le radici (patate, zenzero, rape, barbabietole, aglio, cipolle).

Quando assumiamo cibi “vicini” al sole, (Sun foods) nutriamo la nostra consapevolezza e la nostra intelligenza, i nostri corpi energetici e mentali. Quando assumiamo cibi che prendono poca energia solare e molta energia dalla terra (Ground and Earth foods), rafforziamo il nostro senso del Sé, il nostro corpo, la nostra struttura: diventiamo stabili, radicati, meno lunatici ed emotivi, più concreti e efficaci. I cibi che curano per eccellenza sono le radici: non tanto le patate che appartengono alla famiglia delle solanacee e hanno qualità destrutturanti (crescono in climi molto caldi, tropicali e quindi non sono molto adatte al nostro clima temperato e al nostro organismo perché possono creare disarmonia se mangiate spesso), bensì le rape, la curcuma, l’aglio, lo zenzero e la cipolla.

Le qualità dei cibi (cibi & guna)

I Guna sono i tre componenti (qualità) di cui è fatta la materia e sono sattva, rajas e tamas. I guna possono essere applicati ai cibi che mangiamo. Una dieta infatti può essere:

  • Sattvica, essenza pura. Frutta e verdura, cibi del sole e del terreno. Promuovono la nostra espansione e elevazione.
  • Rajasica, crea un’energia dinamica, per realizzare e creare.Rajas è l’energia che trasforma e tale qualità è tipica delle erbe e delle spezie stimolanti, dei cibi prevalentemente della terra
  • Tamasica caratterizzata da inerzia, decadenza, golosità, accidia. Tamas è l’energia che ha una bassa vibrazione e pertanto è trasmessa da cibi con poca forza vitale e molto disequilibranti: alcol, droghe, uova, alimenti morti e privi di forza vitale come la carne e il pesce.

Questa classificazione apre la nostra consapevolezza al comprendere il motivo per cui l’alimentazione consigliata per mantenere un buono stato di salute sia quella vegetariana caratterizzata da alimenti sattvici e rajasici e che evita o limita molto gli alimenti tamasici (carne, pesce, stimolanti).

Acidosi e alcalosi metabolica

La classificazione del cibo in base ai guna, tramandata fino a noi dall’ayurveda, ha trovato riscontro anche nelle attuali conoscenze secondo cui le malattie … tutti i tipi di malattia hanno una base infiammatoria e dunque sono caratterizzate dall’instaurarsi, tra le altre cose, di uno stato cronico di acidosi del sangue.

Un corpo in salute è leggermente alcalino, ottimo sarebbe 75% alcalino contro il 25% acido. Come mantenere il pH del sangue prevalentemente alcalino? Con un’accurata e cosciente scelta degli alimenti che assumiamo.

  • I cibi alcalini sono i cibiche ci mantengono calmi e riflessivi. Esempi: frutta, verdure verdi, legumi, latte, yogurt, cagliata, latticello, limoni
  • I cibi acidi sono quelli chedanno energia, ma, se consumati in modo eccessivo, portano il corpo alla malattia e all’ invecchiamento. È il caso della carne, delle uova, degli amidi e di tutti prodotti ricchi di conservanti e coloranti.

“L’alta assunzione di proteine di origine animale provoca l’attivazione del recettore dell’ormone della crescita, che a sua volta accresce i livelli di insulina e di IG1, la cui maggiore concentrazione è associata rispettivamente al diabete e al cancro. L’adozione periodica di un’alimentazione a ridotto contenuto di proteine aumenta la coordinazione motoria e verosimilmente anche la forza muscolare “(1).

I nostri antenati per necessità conoscevano empiricamente queste nozioni dal momento che, conducendo una vita legata fortemente alla terra, consumavano porzioni relativamente piccole di pasta e/o carne accompagnate da una grande quantità di verdure, in particolare fagiolini oppure legumi. La carne e i dolci erano gli alimenti della “festa” e non della quotidianità; l’eccezione ma non la regola quotidiana

“La nutrizione è chiaramente il fattore più importante di cui puoi prendere il controllo per influenzare la durata della tua vita, se ti verranno diagnosticate alcune malattie importanti e se sarai attivo e forte o sedentario e fragile in età avanzata “(1).

Il mio augurio per te, cara lettrice e caro lettore, è di far diventare la tua nutrizione un’azione all’insegna della tua consapevolezza; prova a chiederti qual è l’energia del cibo che scegli. Impara a nutrirti per bilanciare la tua emotività, il tuo corpo fisico e la tua mente. Esercitati a sostituire e a essere creativo. Non distrarti, trova il tempo e cucina con amore: quello che mastichi è il tuo domani!

Bibliografia

Manuale di TT1 Kundalini Yoga

La dieta della longevità, Valter Longo. Valter Longo è un biochimico professore di Biogerontologia e Direttore dell’Istituto sulla Longevità a USC (University of Southern California) – Davis School of Gerontology di Los Angeles, uno dei centri più importanti per la ricerca in materia d’invecchiamento e di malattie correlate all’avanzamento dell’età.

Per un’alimentazione cosciente

Nel corso degli anni, lavorando a contatto con il pubblico nell’ambito della salute e della prevenzione ho potuto constatare che una delle sfaccettature più rilevanti della consapevolezza riguarda sicuramente l’alimentazione.

Perché mangiamo?”: ho posto tante volte questa domanda alle persone che si sono rivolte a me per una consulenza, nelle conferenze, nei seminari e anche ai miei allievi di yoga, ma raramente ho ricevuto una risposta esauriente ad una domanda che sembra così banale.

Se a questo quesito, ne aggiungiamo altri come ad esempio: “abbiamo la conoscenza energetica di ciò che cuciniamo o che mangiamo?” … oppure: “la nostra scelta alimentare può ritenersi sostenibile per l’intero pianeta?”, arriviamo ad approfondire quanto un bisogno così primordiale come quello dell’assumere cibo sia ancora oggi qualcosa che distrattamente rientra nella nostra routine quotidiana ma che raramente raggiunge un sufficiente grado di coscienza e conoscenza.

Mangiamo per avere una buona qualità di sangue. È questa la risposta a quella domanda che ci suonava così scontata. “Siamo quello che mangiamo” nel senso che siamo fatti di quello che mettiamo dentro al nostro corpo fisico attraverso il cibo.

E’ con la conoscenza energetica degli alimenti e delle necessità del nostro corpo fisico, della nostra mente e delle nostre emozioni che possiamo generare saggezza e libertà d’azione.

Il cibo che ogni giorno scegliamo di mettere sotto i nostri denti è il prodotto finale di un processo produttivo che non sempre possiamo dire avere impatto zero sull’ambiente.

La pandemia ci ha insegnato che siamo tutti correlati e che ogni nostra azione, anche quella alimentare dunque, ha un effetto tangibile sul benessere e dell’ambiente e delle persone.

Personalmente ho sperimentato tante modalità di mangiare, cucinare, nutrirmi. Viaggiando ho sempre avuto grande curiosità nello sperimentare, anche perché il cibo è uno dei più potenti mezzi di aggregazione. Da buona fosforica quale mi ritengo come costituzione omeopatica ho spesso alternato momenti di grande eccesso e momenti di grande austerità; tanti sì ma altrettanti no a quello che ho compreso dovesse soddisfare non solo un istinto ma anche gli occhi e il bagaglio di ricordi che collega un alimento alla mia memoria passata.

Tutto ciò mi ha portato a due conclusioni per me importanti: la prima è che gli esseri umani -io per prima- sono esseri abitudinari nello stile di vita e anche nel cibo e pertanto difficilmente scardinabili dalle proprie consuetudini. La seconda è che non esistono vizi alimentari ma solo carenze energetiche.  Sono d’accordo con Montse Bradford quando nel suo libro “L’alimentazione e le emozioni” scrive che l’attaccamento eccessivo a un certo alimento o a una certa sostanza – sia essa carne, caffè, zucchero, alcol- è un tentativo orchestrato dalla mente di compensare un senso di vuoto interiore o un bisogno inappagato. Quando nel corso della vita approfondiamo la conoscenza di noi stessi, della nostra interiorità e delle nostre emozioni inevitabilmente cambia anche la nostra alimentazione perché riusciamo a filtrare con gli occhi della consapevolezza e quindi della nostra saggezza interiore ciò che realmente ci nutre da ciò che crea malattia e disequilibrio.

La pratica dello yoga ad esempio ci incoraggia a conoscere il nostro corpo, a prenderne visione attraverso la sperimentazione dei nostri limiti e delle nostre capacità. Tenendo un’asana (una posizione statica) o praticando una respirazione non automatica ma controllata dalla nostra volontà ci mettiamo nella condizione di comunicare con il nostro essere: quanto posso stare così? e quanto bene ci sto o quanto disagio mi crea stare in questa posizione? e che cosa stimolo praticando questo esercizio? … quale distretto del corpo? che emozioni mi risveglia? Ecc. ecc.

Si instaura insomma un dialogo interiore che gradualmente impareremo a portare non solo sul tappetino di yoga ma in ogni azione della nostra vita, anche a tavola.

 Da questo dialogo, ognuno a modo suo, ha la grande opportunità di relazionarsi in modo più sano e più coerente con le sue effettive necessità alimentari e di vita. 

Nei prossimi articoli è mia intenzione offrire un punto di vista su un tema molto trattato, ma poco compreso come quello dell’alimentazione affinché ognuno possa ricevere degli spunti per migliorare il proprio percorso di vita.  

I fiori di Bach: consapevolezza e riequilibrio interiore

Edward Bach e la sua visione del benessere totale

Nella visione yogica che è alla base del progetto di Aequanime, le tre forze che muovono la vita sono consapevolezza, intelligenza e energia.

Anche la salute, intesa come benessere totale, può essere valutata secondo questa triangolazione, nella tradizione ayurvedica, ma pure in molte tradizioni occidentali. La floriterapia in generale e la floriterapia di Bach ne sono un esempio. 

Edward Bach, un medico inglese vissuto a cavallo tra l’800 e il ‘900, seppe riconoscere l’energia vibrazionale di piccoli e umili fiori di campagna e insegnò a apprezzarne le qualità risananti per la psiche e l’anima. Secondo il Dr. Bach la malattia è il risultato di un conflitto tra l’Anima e la Personalità nel momento in cui le scelte della mente prevalgono sulle scelte dettate dal cuore, che rimangono inascoltate. Egli, a seguito di una malattia oncologica, affermava che: “ …la malattia ci viene mandata per affrettare la nostra evoluzione. Anche se può sembrare crudele nella nostra visione limitata, in realtà è benefica nella sua natura. È il modello adottato dalla nostra Essenza spirituale per portarci sul sentiero della comprensione”.

Le scelte di cuore suggeriscono il giusto cammino da percorrere nella vita ma la mente, per tante ragioni, interviene scegliendo una via diversa. Questo conflitto irrisolto genera alla lunga un sintomo nel fisico, che tutti chiamiamo comunemente “malattia” ma che è soltanto un segnale, un messaggio che sta lì affinché possiamo prendere consapevolezza che qualcosa deve essere trasformato o cambiato nel nostro stile di vita.

La massima sintesi nella gestualità di una pianta che comunica il suo stato di perfetto equilibrio è il fiore e quindi nel metodo di Bach noi ricorriamo ai fiori per chiedere loro un messaggio, per infondere in noi conoscenza e saggezza. Il fiore diventa la luce che illumina la nostra somma di atteggiamenti interiori e li aiuta ad allinearsi con il nostro percorso esistenziale affinché possa essere più gratificante, sano e di successo.

Il linguaggio dei fiori: semplicità e consapevolezza

Anche il procedimento di preparazione dei fiori è un percorso di consapevolezza. Bach insegnò un metodo semplice e accessibile a tutti. La semplicità è il linguaggio della Natura, ma è anche il linguaggio della consapevolezza. Si noti bene però! La semplicità non è sinonimo di pressapochismo o poca serietà, bensì è da intendersi come cura, devozione, piena conoscenza della materia vegetale e dei cinque elementi di cui ci serviamo per tradurre il messaggio dei fiori in un rimedio per l’Anima, il nostro nucleo essenziale. È calandoci nel grembo della Terra (primo elemento) che possiamo entrare in comunicazione con la pianta e raccogliere il fiore, scegliendo le forme e i colori più belli affinché trasmettano la loro geometria e bellezza a chi li sta cercando. Deponendo i fiori nell’Acqua (secondo elemento) trasferiamo il messaggio, la vibrazione del fiore e ne custodiamo la memoria. Con il Fuoco del Sole (terzo elemento) rendiamo possibile l’alchimia, trasformiamo un messaggio spirituale in un messaggio materiale e destinato ad essere assunto da un corpo fisico. Con l’Aria (quarto elemento) permettiamo alla pianta di donarci il suo profumo, le sue note autentiche, la sua piena identità. L’Etere (quinto elemento) è lo spazio con cui il Fiore si fa comunicatore delle forze plasmatrici provenienti dai mondi sottili: intorno alle gemme dei fiori si può contemplare un tenero alone verde smeraldo, colore della guarigione e segno della massima potenzialità del corpo eterico. La fotografia kirlian dà dei buoni esempi dell’aura riconoscibile intorno alle piante e di come essa varia in rapporto alle condizioni di salute del soggetto.

Come scrive Stefania Rossi, nel suo libro “I fiori di Bach e il viaggio dell’Anima”, il Fiore è il simbolo dell’indispensabile necessità di essere ponti che consentono l’incontro di forze atte a far comprendere le leggi universali della vita e a collaborare con le stesse.

Un messaggio ancora sorprendentemente attuale.

Gorse -Ginestra, il fiore che guarisce ogni forma di sconforto

Tra tutti i 38 fiori di Bach, mi viene in mente Gorse, nome botanico Ulex europaeus, la Ginestra come il fiore cercato dall’umanità della nostra epoca “pandemica”. Gorse esprime con il giallo le sue irruenti energie primaverili, la misteriosa potenza insita in ogni essere: la capacità di rinascere.

Le sue foglie spinose ci ricordano il dolore che spesso accompagna la nostra esistenza. Il ciclo vegetativo spesso porta a far seccare la ginestra completamente fingendola morta al termine della fioritura. Solo gli occhi consapevoli di chi legge l’invisibile possono cogliere in quella morte, lo spazio vuoto che renderà possibile nuova vita. Avendo cura di una Ginestra, che i più forse ritengono destinata all’oblio, malgrado tutto, un giorno si scopre che la pianta riprenderà a vegetare. Da tale comportamento in natura, il rimedio Gorse-Ginestra è associato alla fiducia di poter rinascere.

“Fiducia è guarigione”

“Ogni nuovo giorno è una nuova possibilità”

“Partecipo”

Il miele e la danza delle api

Il miele: un frutto della cooperazione collettiva

Il miele è un dono delle api domestiche che è prodotto a partire dal nettare dei fiori. Costituito prevalentemente da zuccheri semplici, è il risultato di un affascinante processo di cooperazione di gruppo.

Tutto comincia quando un’ape bottinatrice preleva una sostanza zuccherina chiamata nettare dai fiori. All’interno dell’arnia il nettare è ceduto alle altre api operaie che lo depositano gocciolina dopo gocciolina dentro le cellette di forma esagonale. Toccherà alle api ventilatrici occuparsi di un raffinato metodo di ventilazione che farà evaporare l’umidità producendo così il miele della consistenza ottimale per la conservazione. In ogni passaggio, il miele è arricchito di sostanze prodotte dalle api stesse, come amminoacidi e enzimi. Non appena il miele sarà maturo, le api lo sigilleranno nella celletta con la cera per preservarlo dall’umidità.

Composizione dele miele

Tra tutte le sostanze cedute dalle api al miele, c’è l’enzima invertasi che scinde il saccarosio costituente il nettare in glucosio e fruttosio, due monosaccaridi ovvero due zuccheri semplici che rendono il miele una sostanza immediatamente assorbibile per il nostro organismo, senza la necessità della digestione. Il miele dunque è un alimento completo che nutre con facilità tutte le parti del corpo, in quanto costituito per il 32% da glucosio e per il 38% da fruttosio, le due monete di scambio del nostro metabolismo. A tutti gli effetti è dunque un ringiovanente per l’organismo che lo assume perché fonte inesauribile di prana, di energia pronta da assimilare.

Indicazioni terapeutiche

Nel corso dei secoli, soprattutto quando i medicinali ai quali siamo abituati non c’erano, il miele è stato considerato alla stregua di un farmaco, da usare in differenti occasioni, in particolar modo nell’ambito della prevenzione e cura di disturbi di salute. Ancora oggi, per l’alta qualità dei suoi componenti, il miele è efficace per migliorare e prevenire tantissime condizioni:

  • affezioni della gola
  • tosse
  • asma
  • allergie
  • disordini digestivi
  • reflusso e gastrite
  • emorroidi
  • disinfettante e cicatrizzante per piccole lesioni e piaghe della pelle
  • artriti

L’alto contenuto di polifenoli lo rende a tutti gli effetti un anti age.

Il miele secondo la tradizione ayurvedica

Mediamente il miele contiene anche l’1% di polline, che costituisce il tessuto riproduttivo vegetale. Secondo la medicina ayurvedica, il “simile aumenta il simile”, pertanto esso avrebbe un benefico effetto anche sulla funzione riproduttiva umana.

Sempre secondo l’insegnamento ayurvedico, il miele non deve essere cotto, bensì mescolato nelle tisane leggermente tiepide.
Aggiungendolo ai tè e  agli infusi alle erbe agisce come veicolo trasportatore dei principi attivi contenuti nelle piante. Unito a ingredienti altamente salutari come la curcuma o il sesamo nero  esalta in una sinergia di potenziamento le loro proprietà.

La danza delle api e la geometria sacra dell'alveare

Se meditiamo sul processo di produzione del miele da parte delle api, ricaviamo sorprendenti intuizioni sulle qualità sottili di tale alimento. Esiste una geometria sacra, fatta di numeri e di forme alchemiche che sottende alle sue preziose qualità.

Il numero sei è il numero dei lati dell’esagono, la figura che rappresenta le celle dove le api conservano il miele. Pitagora considerava questa figura geometrica perfetta in quanto formata da due triangoli incrociati, (esagramma) il simbolo della creazione. Per gli Ebrei tale simbolo rappresenta la stella di Davide, lo schema della genesi. L’esagono si ritrova anche nella struttura del fiore della vita a significare la  base di “tutto”.

In tantissime civiltà antiche l’esagono era considerato un simbolo sacro. Nella concezione cabalistica assume il significato di unione ed armonia tra microcosmo e macrocosmo e compone l’albero della vita.

Nel Kundalini Yoga il numero 6 è connesso con il sesto dei nostri dieci corpi energetici: la linea d’arco che riguarda il concetto di protezione, integrità e originalità. Il numero 6 è il numero dei santi e dei guaritori.

Il numero otto, il numero dell’infinito. Il premio nobel Karl von Frisch ha studiato il linguaggio con cui le api comunicano tra loro, rivelando che esso consiste in una danza. Le api si muovono con movimenti ritmici e ripetitivi nelle arnie creando un vero e proprio japa, una forma di meditazione in movimento, con cui comunicano la posizione delle fonti di nettare e l’entità della risorsa a disposizione. La danza è costituita da una duplice coreografia che usa il simbolo del cerchio (movimento circolare) e il simbolo dell’infinito (movimento a 8).

Il canto dell'ape regina

Von Frish ci parla anche del canto delle api regine. La giovane regina, prima di compiere il volo nuziale ed eventualmente sciamare, emette un suono sfregando le ali per tre secondi e poi si muove per 10 secondi prima di tornare a cantare. Il canto è un sol diesis o un la naturale. Si pensa che questo richiamo sia una forma di grido di guerra per la regina avversaria e un invito ai fuchi a volare. Potrebbe anche essere un segnale per avvisare le api operaie che la regina è colei che merita più sostegno di chiunque altro.

Personalmente mi piace pensare che la vibrazione emessa dalla regina, così come il ronzio delle api operaie imprima una energia sonora al miele. Quest’ultimo, una volta maturo, è costituito dal 19% di acqua, la quale custodisce la memoria della vibrazione virtuosa ricevuta e ne consente la sua trasmissione fino a noi che lo usiamo con gratitudine come alimento e rimedio naturale.

Il Sesamo Nero, un alimento acquariano per la consapevolezza

La tradizione yogica-ayurvedica descrive il sesamo come “il più potente di tutti i semi”; la nostra cultura occidentale lo ha eletto a superfood.

Nelle Mille e una notte, nel famoso racconto “Alì Babà e i quaranta ladroni” vengono pronunciate le parole magiche “Apriti sesamo” per spostare un enorme masso che chiude l’ingresso di una grande grotta, rifugio dei ladroni.  Probabilmente la storia trae spunto dall’evidenza che i baccelli di sesamo producono un rumore, quando esplodono e rilasciano i semi di sesamo maturi, che assomiglia moltissimo a quello di una serratura.

Nel Libro delle leggi di Manu, il più antico testo sacro induista, databile attorno al I secolo a.C, si parla del sesamo come di un alimento d’uso comune, ma anche dalla valenza sacra. Anticamente in India era prevista un’offerta di quattro vasi di sesamo nero nelle cerimonie funebri; tale offerta avrebbe favorito il passaggio del defunto nell’aldilà.

Che cos’è dunque il sesamo e in particolare il sesamo nero? E quali benefiche proprietà alimentari possiede?

Il Sesamo è una pianta annuale appartenente alla famiglia delle Pedaliaceae che può raggiungere un’altezza di due metri; ha foglie allungate e ovali su uno fusto che può essere ramificato o non, secondo la varietà. Un’altra pianta che appartiene alla stessa famiglia del sesamo è ad esempio il più conosciuto Artiglio del diavolo (Harpagophytum procumbens) che forse ci è capitato di utilizzare in caso di stiramenti o dolori articolari.

Approssimativamente sei settimane dopo la semina, la pianta di sesamo sviluppa fiori tubolari pelosi che ricordano nella forma la cornucopia e somigliano alla nostra Digitalis purpurea. I fiori possono essere di colore bianco, giallo, rosa o viola. Possono essere screziati e crescere in gruppi di tre nell’ascella della foglia. La pianta è originaria delle Indie Orientali (isole della Sonda). Nell’antichità veniva coltivata in Egitto e in altre zone a clima caldo dell’Asia. Nel mondo viene attualmente coltivata in India, Cina e Birmania; in Europa soltanto in Grecia. Necessita di un clima caldo-umido per la sua crescita e di un clima secco per la maturazione dei semi.

Quando le capsule che contengono i semi diventano di un nero brunastro, si aprono e liberano i semi maturi, che possono essere bianchi, brunastri o neri, secondo la varietà.

Il sesamo nero (nome botanico, Sesamum radiatum Schum. et Thon) è una delle numerose varietà di sesamo esistenti, molto pregiata. È conosciuto con i nomi comuni inglesi benniseed, black benniseed, black sesame e sesamo vegetale. I semi di sesamo bianchi sono facili da trovare dovunque, quelli neri si trovano nelle erboristerie o nei negozi bio specializzati… è importante in ogni caso verificarne qualità e provenienza.

I semi contengono un’altissima percentuale di olio (50-60%) ricco di sostanze antiossidanti e senza acidi grassi insaturi. Sono un’ottima fonte di calcio, fosforo, magnesio, ferro e proteine. I semi di sesamo hanno l’aspetto di piccoli semi piatti ovali, appuntiti da un lato, lunghi 1-4 mm.

L’olio di sesamo, ricavato dai semi, viene impiegato per la cura della pelle, per effettuare massaggi rinvigorenti e detossinanti. E’ottimo per contrastare allergie e raffreddori. L’antica saggezza yogica suggerisce a tutte le donne, in gravidanza o no, di utilizzare una miscela di olio di sesamo, olio di mandorle e olio d’oliva per massaggiare la pelle e prevenire le smagliature. La stessa miscela, se composta da oli biologici ad uso alimentare pressati a freddo può essere assunta anche per bocca (aggiunta al cibo crudo) assicurando un buon apporto di acidi grassi necessari, minerali e calcio.

I semi essiccati sono pure commestibili e, sempre secondo tradizione yogica-ayurvedica, essi aumentano la virilità, ringiovaniscono la mente e il fisico, migliorano l’adattamento allo stress, aumentano le secrezioni delle ghiandole pituitaria, pineale e delle ghiandole sessuali.

Crudi sono scarsamente digeribili.

Hanno un gusto di noce e l’aroma aumenta tostandoli. La tostatura migliora la digeribilità e il sapore ma fa perdere gran parte delle sostanze attive.  È questo il motivo per cui nella cucina tradizionale indiana sono utilizzati crudi, ma addizionati all’impasto del Chapati, una sorta di piadina-pizza non lievitata prodotta con farina integrale, acqua e sale che costituisce il pane di accompagnamento alle varie ricette.

Un altro modo è mischiare il sesamo al ghee e farlo cuocere a fuoco molto molto basso, senza surriscaldarlo e utilizzarlo come condimento nelle ricette.

Frullato insieme a zenzero e miele, produce una gustosa bibita cremosa e stimolante e costituisce uno degli ingredienti del nostro prodotto Ojas.

Per i suoi benefici al sistema nervoso, il Kundalini Yoga lo elegge un alimento non solo per la salute e il riequilibrio, ma anche per nutrire la consapevolezza. Consapevolezza significa essere presenti e attenti in ogni azione della nostra vita; significa essere capaci di focalizzarsi in un singolo obbiettivo, ma nello stesso tempo essere aperti a tutto e mantenere una visione d’insieme della realtà che ci consente di sviluppare flessibilità e resilienza senza perdere così opportunità e risorse. Non lo trovate dunque molto utile in questa nostra epoca acquariana di grandi sfide e cambiamenti in cui viviamo? Potremmo battezzare il sesamo nero a tutti gli effetti come un alimento acquariano per nutrire la consapevolezza.

Bibliografia

Yogi Bhajan, Food for Health & Healing

lespezie.net

Appunti di botanica e farmacognosia

Appunti e materiale didattico workshop “You beyond you, tu oltre te stesso” di Sadhana Singh

Gesti della buona notte

Dedicare attenzione alla cura del corpo è un gesto d’amore che regaliamo a noi stessi, celebrando con gratitudine la nostra unicità. Può trasformarsi in una vera e propria serie di gesti di consapevolezza con i quali recuperiamo la connessione con il corpo e con le nostre emozioni. Il corpo va curato non in funzione alle relazioni che abbiamo con gli altri, bensì in relazione al rapporto che abbiamo con noi stessi. Il corpo è il contenitore del nostro flusso vitale, il tempio della scintilla divina contenuta in noi.

Non trascuriamoci perché in questi mesi abbiamo meno occasioni di uscire; investiamo il tempo che trascorriamo in casa per dedicare maggiore attenzione alle nostre abitudini.

Uno dei momenti più adatti a fare tutto ciò è sicuramente la sera.

Creiamo un bell’ambiente per accogliere e favorire il nostro relax: abbassiamo le luci, spegniamo i dispositivi elettronici, accendiamo qualche candela e magari mettiamo un olio essenziale rilassante nel brucia essenze.

La tradizione del Kundalini Yoga consiglia una routine per aiutare ad addormentarsi e assicurare un sonno più rigenerante.

Preparare buon letto! Un letto duro, rivolto a Est-Ovest e delle lenzuola in fibre naturali.

Meditare. Praticare dello yoga o delle meditazioni prima di dormire aiuta a elaborare lo stress della giornata.

“Colazione da re, pranzo da principe, cena da povero” recita un vecchio proverbio, che racconta saggiamente una verità: l’assunzione di cibo va rapportata al momento della giornata. La cena dovrebbe essere leggera, ma presente per favorire la funzionalità epatica e la digestione.

Facilitare l’eliminazione: urinare, lavare i denti, pulire la lingua e la bocca.

Pettinare i capelli verso il basso con un pettine di legno. Aiuta a rilassare il sistema nervoso. Puoi arricchire questo gesto vaporizzando delle acque aromatiche sul viso deterso e sui capelli: gli idrolati puri ottenuti dalla distillazione sono preziosi alleati per la tua bellezza e vitalità. Sono dei tonici che bilanciano l’equilibrio naturale della pelle e conferiscono lucentezza ai capelli. Gli idrolati di rosa e elicriso sono preziosi per idratare la pelle secca e rinfrescare la pelle arrossata e sensibile. L’idrolato di camomilla è il rimedio migliore per gonfiori degli occhi e occhiaie. Basta immergere una garza nell’idrolato e coprire ogni occhio per circa dieci minuti per una riduzione immediata e drastica del gonfiore. L’acqua profumata di Lavanda ripulisce la nostra aura. Il Bergamotto rasserena l’umore.

Lavarsi i piedi con acqua fredda e asciugarli con un tessuto ruvido: avrà un effetto positivo sul microcircolo delle gambe. Massaggiare i piedi con dell’olio di mandorle “separandosi dal mondo e sintonizzandosi con il Potere Cosmico dell’Essere”. È piacevole aggiungere qualche goccia di olio essenziale all’olio di mandorle: una goccia di Lavanda ad esempio oppure di Timo o Rosmarino per un effetto più tonificante. Il Tea Tree può essere una buona idea se soffriamo di micosi.

Assumere un bicchiere d’acqua.

Un velo di ghee sulle palpebre, secondo la tradizione ayurvedica aiuta a rilassare gli occhi stanchi.

Sdraiarsi sulla schiena e praticare una respirazione lunga e profonda rilassandosi.

Mentre ci addormentiamo, giriamoci sulla destra, in modo tale da respirare prevalentemente attraverso la narice sinistra. Potremmo così godere di un effetto calmante, in quanto il respiro dalla narice sinistra spegne la parte razionale del sistema nervoso, facilita lo svuotamento dello stomaco e dell’intestino, rilassa il cuore.

La nostra qualità di sonno e di sogni è influenzata positivamente dal suono e dai profumi. D’inverno è una buona idea usare dei diffusori di oli essenziali, umidificare adeguatamente l’ambiente in modo che non sia troppo secco.

Se fatichiamo a prendere sonno oppure ci ritroviamo a macinare pensieri o preoccupazioni, possiamo provare a lasciare suonare anche tutta la notte un mantra o una musica rilassante: per esempio il mantra di Guru Ram Das.

Sul canale YouTube di Aequanime, trovate inoltre un interessante pratica di massaggio della sera per il viso a base di ghee e aromaterapia, proposta da Cinzia. Ecco il link per sperimentarla:

Con l’augurio che possiate trovare beneficio in questi suggerimenti, di antica e nuova tradizione, vi invitiamo a scriverci le vostre esperienze e i vostri commenti. 

                                                                       Giovanna Harchand Vendramin

Fonti: Manuale di KY TT1; appunti di aromaterapia

 

Il Papavero della California, un fiore per dormire

Escoltzia (Eschscholtzia californica) o Papavero della California: è una delle piante benedette che la Natura ci offre per risolvere i problemi d’insonnia.
Si tratta di una pianta erbacea perenne della famiglia delle Papaveracee di modeste dimensioni. Possiede foglie frastagliate (tripennatofide) e fiori grandi fiori giallo-arancioni solitari di 4 petali.
La sua fioritura è sgargiante e gioiosa da vedere.
Originaria degli USA, dove popola le dune costiere della California, ma anche le pianure, le aride valli e i margini del deserto; da noi è coltivata a scopo ornamentale e terapeutico. A questo proposito è bene ricordare che non tutte le varietà decorative che abbelliscono i giardini sono edibili.
La parte attiva è costituita dalla pianta intera (foglie e fiori) e radici. Il tempo balsamico, ovvero il periodo in cui la pianta concentra la massima produzione di sostanze attive è il periodo che va da aprile e luglio.
Ricca di flavonoidi, di pigmanti xantinici e di alcaloidi come la protopina ha proprietà sedative e leggermente ipnotiche.
Rispetto ad altre piante rilassanti, l’Escoltzia funziona bene nell’indurre l’addormentamento e nel migliorare il sonno non riposante. Dà buoni risultati nell’interrompere la dipendenza da benzodiazepine (farmaci largamente utilizzati nel trattamento farmacologico dell’ansia e delle turbe del sonno) o nel ridurne la dose necessaria.
Si impiega anche nelle emicranie di origine psicogena accompagnate da insonnia e nelle neuropatie infantili. Infine, ma non da ultimo, si può considerare il suo uso per il trattamento delle neuropatie accompagnate da ipercinesia ovvero da involontaria, non coordinata e distrettuale attività motoria.
Non sono riportate tossicità.
Si possono trovare in commercio diverse formulazioni a base di Escoltzia: compresse, gocce o tisane.
Le tisane si ottengono per essicazione all’ombra della pianta intera (soprattutto delle parti aeree) e hanno un effetto più blando. Le gocce invece si preparano con una macerazione in acqua e alcol della pianta ed hanno il vantaggio di avere una alta concentrazione in principi attivi e di poter essere dosate in base all’età della persona e alle sue esigenze. Le preparazioni solide invece, compresse e capsule, sono più pratiche e veloci da assumere ma hanno un notevole contenuto di eccipienti ovvero di sostanze non terapeutiche che servono a creare la forma farmaceutica solida.

Come già scritto nei precedenti articoli, l’insonnia è un sintomo che deve essere compreso e analizzato. Rivolgetevi sempre a un professionista per approfondire la vostra condizione, specie se soffrite di altre patologie e/o assumete altri farmaci.

Giovanna Harchand Vendramin

Meditazione della sera per allontanare la solitudine e l’irrequietezza

Lo yoga e la meditazione possono essere praticati in qualsiasi momento della giornata, ma se vogliamo rendere la nostra esperienza ancora più intensa e efficace sicuramente due sono i momenti più propizi: l’alba e il tramonto. All’alba, la mente diventa affilata come un rasoio, non si perde facilmente in distrazioni inutili durante la giornata e mantiene il focus. Al tramonto invece la mente diventa più sensibile, romantica e il cuore più aperto: al calar del sole si sviluppa maggiormente il talento della devozione, un ingrediente importante per la propria crescita spirituale.

Al di là di queste sottili differenze sicuramente questi due momenti della giornata si contraddistinguono per il ruolo della luce: ogni attimo è diverso da quello precedente e quello successivo; si è naturalmente portati a osservare il fenomeno dell’impermanenza e a sentirsi parte di un tutto in continua trasformazione. Il viraggio dei colori dal buio alla luce (alba) e soprattutto dalla luce al buio (tramonto) può tuttavia portare fisiologicamente un senso di irrequietezza o depressione dell’umore. Questo perché la luce comanda attraverso la nostra ghiandola pineale e pituitaria il nostro sistema ormonale. Nei periodi di stress inoltre questa naturale predisposizione può accentuarsi e manifestarsi come insonnia vera e propria. Esistono tante forme di insonnia. Insonnia non è solo il non dormire o il dormire poco. Insonnia è anche dormire con una cattiva qualità del sonno: svegliarsi al mattino molto stanchi e sentirsi per nulla riposati; oppure fare sogni molto agitati e continui che ci lasciano un senso di intontimento al risveglio; o ancora, per esempio, avere ripetuti risvegli durante la notte. In tutte queste situazioni è importante osservarsi e prendere consapevolezza di questo disagio. Provare a portare dei cambiamenti al nostro stile di vita: ridurre l’uso di dispositivi elettronici nelle ore che precedono il riposo, cambiare il tipo di alimentazione prediligendo una cena più leggera ricca prevalentemente di proteine (soprattutto vegetali) e scarsa di carboidrati e alimenti edulcorati e conservati. Un altro utile strumento per migliorare il nostro riposo è poi, come dicevo all’inizio, la meditazione praticata al tramonto o prima di dormire. Ci sono moltissime meditazioni che abbassano il nostro livello adrenergico e spengono la nostra parte intellettiva razionale, permettendoci di avere un maggiore rilassamento e un sonno ristoratore.

Allego a seguire una meditazione tratta dal manuale di Kundalini Yoga “Relax & Rejoice: a marriage manual” volume 2 pagina 100. E’ un manuale molto interessante per lo yoga e la vita di coppia. Contiene, tra tutte, anche questa sequenza-meditazione conosciuta come Shabd Shu Gadhar Kriya e insegnata da Yogi Bhajan nel Maggio del 1972.

Meditazione della sera
per allontanare la solitudine e l’irrequietezza

Che cosa farà per te
Questa Shabd Shu Guru Kriya (Karam Shambavi Mudra) deve essere fatta quando il sole è a 60 gradi o durante il tramonto, i due punti deboli della giornata, quando la negatività può trionfare. Di sera puoi diventare solitari* e irrequiet*. Tutte le azioni negative cominciano di sera. Questa Kriya elimina la negatività. Non sarai tradito nella vita e non amerai se non mediti sull’Infinito di sera quando Venere si avvicina.

La prima parte di questa Kriya crea un sigillo di consapevolezza per apportare un triplice cambiamento: nel fisico, nella mente e nella totalità del tuo essere. La seconda parte talvolta induce depressione o pensieri tumultuosi, pertanto deve essere praticata con la prima parte e seguita dal rilassamento.

Inoltre la Kriya bilancia l’ego, vince la paura della morte, promuove il sonno profondo e elimina i sogni strani, donando un’attitudine positiva. Produce vitalità nel corpo eterico, così da farlo diventare molto forte e da consentirgli di regolare completamente le ghiandole. Così le emozioni diventano costanti e la mente diventa divina.

Istruzioni per praticare la meditazione
PARTE A
Seduti in Sukkhasana (a gambe incrociate oppure su una sedia con i piedi a terra) con la schiena diritta, il collo bloccato verso il basso nella cavità alla base del collo. Il collo deve essere rilassato.

Avanbracci paralleli a terra e a 90 gradi con le braccia

Mudra delle mani: Gyan mudra ricettivo (la punta del pollice tocca l’indice su entrambe le mani)

Focus: al terzo occhio (il punto tra le sopracciglia). Senti il terzo occhio formare un triangolo perfetto con le mani.

Respiro: inala in 4 parti vibrando mentalmente SAT SAT SAT SAT; esala in un’unica parte senza frammentare, vibrando un lungo NAAM.

Tempo: continua per 11 minuti, portandoti a 31 minuti con la pratica.

Quando hai finito, inspira e inclina la testa indietro. Quindi porta la testa a livello.

Vai a sederti sul tallone sinistro, la gamba destra allungata in a avanti, di fronte a te. Afferra l’alluce del piede disteso con la mano destra. Tirando indietro la punta, afferra il tallone dello stesso piede con la mano sinistra.
Canta HAAQUL HOO HOO HOO (Hacùl hu hu hu). Il respiro verrà automaticamente. Tempo non specificato.

PARTE B
Siedi in posizione facile o in posizione di Loto. Braccia tra le gambe, sotto i glutei. Lascia cadere indietro la testa, il mento verso l’alto. Mentalmente concentrati attraverso il retto fino al mento. Inala in 4 parti vibrando mentalmente SAT SAT SAT SAT; esala in un’unica parte senza frammentare, vibrando un lungo NAAM.

Tempo: continua per 11 minuti, portandoti a 31 minuti con la pratica.

Per concludere inspira e porta il collo diritto. Poi rilassa il corpo e il respiro completamente.

IMPORTANTE: proseguire con 11 minuti di rilassamento“.

Se vuoi sperimentare tutti gli effetti di questa meditazione e praticarla per la prima volta con l’aiuto della mia guida, ti invito mercoledì 13 gennaio 2021 alle ore 18.30 (giorno di Luna Nuova, la prima luna dell’anno) per una diretta Facebook sulla pagina di Aequanime. Sarà possibile accedere alla registrazione anche successivamente. Usa il potere della Luna nuova per mettere una intenzione e un cambiamento positivi alla tua routine quotidiana: impara a riservarti del tempo prima di dormire per avere cura di te e della tua salute.  Aggiungerai gioia e anni alla tua vita!

L’evento è organizzato da Aequanime in collaborazione con il centro di yoga Casa Muladhara. Grazie se diffondi l’iniziativa a tutte le persone interessate e se lasci un commento dopo la pratica.

Giovanna Harchand Vendramin